Ecco perché i minatori sardi non si salveranno con l’assistenzialismo

Al direttore - La drammatica protesta dei minatori Carbosulcis evidenzia colpevoli ritardi nella cultura di governo dell’industria nel nostro paese visto che, nonostante la globalizzazione, il dilemma tra assistenza e mercato non è ancora sciolto. Venerdì 31 si apre un tavolo Sardegna al ministero dello Sviluppo economico e vedremo se si volterà pagina. L’opinione pubblica non è informata che da anni è aperta una procedura di infrazione comunitaria contro l’Italia per aiuti di stato proprio a quella miniera, tanto che non è stato più possibile erogare l’ultima tranche di un finanziamento. di Riccardo Gallo
3 AGO 20
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Al direttore - La drammatica protesta dei minatori Carbosulcis evidenzia colpevoli ritardi nella cultura di governo dell’industria nel nostro paese visto che, nonostante la globalizzazione, il dilemma tra assistenza e mercato non è ancora sciolto. Venerdì 31 si apre un tavolo Sardegna al ministero dello Sviluppo economico e vedremo se si volterà pagina. L’opinione pubblica non è informata che da anni è aperta una procedura di infrazione comunitaria contro l’Italia per aiuti di stato proprio a quella miniera, tanto che non è stato più possibile erogare l’ultima tranche di un finanziamento. Né è noto che il progetto integrato Sulcis non è stato sbloccato dalla Comunità europea e a oltre un anno dalla sua notifica, perché a Bruxelles ritengono che la natura delle risorse finanziarie andrebbe a turbare la concorrenza del mercato.
In presenza di un carbone ad alto tenore di zolfo e basso potere calorifero, il recupero della sua appetibilità viene cercato con investimenti aggiuntivi per i quali ci si preoccupa di trovare i finanziamenti necessari ma non se ne quantifica la sostenibilità economica. Ovvero, il recupero di appetibilità di un prodotto viene cercato non riducendone il costo, ma addossandone allo stato il divario rispetto alla concorrenza, come nel caso dell’energia elettrica dell’Alcoa, che poi è fuggita lo stesso dall’isola.
Talvolta vado a rileggere scritti del passato. Ho trovato un mio articolo sul Corriere della Sera dell’11 febbraio 1981 sui settori industriali di base di fronte alla scelta: mercato o assistenza, nel quale già scrissi i concetti di questa mia lettera. I minatori del Sulcis avranno in media un’anzianità aziendale più o meno pari al tempo trascorso da quell’articolo. Cosa hanno fatto i governi di sinistra e quelli di destra nel frattempo? Cosa ha fatto la giunta di destra della regione Sardegna? Alcuni dicono che la Carbosulcis, controllata dalla regione, abbia accresciuto l’organico amministrativo. Caro direttore, ritiene che questo punto meriti una verifica?
Certo non si possono abbandonare quei lavoratori e le loro famiglie. Passo allora a una duplice ricetta propositiva per Fermare il Declino (parafrasando l’omonimo nuovo movimento). Da un lato, occorrerà chiudere la miniera e assicurare un accompagnamento sociale ai lavoratori. Dall’altro, bisognerà sostenere gli investimenti in reti infrastrutturali e accelerare la politica del trasferimento tecnologico dai centri di ricerca alle molte piccole imprese manifatturiere private esistenti in Sardegna. Contemporaneamente si potrà offrire formazione moderna ai figli dei minatori e curare l’incontro tra le prime e i secondi.
Le piccole imprese non hanno tecnostruttura né visione per sapere quali innovazioni renderebbero i loro prodotti più competitivi sui mercati. Però esistono in Italia e anche in Sardegna centri di ricerca di eccellenza (Cnr e non solo) che producono conoscenza molto più di quanto si creda. Il trasferimento tecnologico è l’insulina che porta lo zucchero (innovazione) al cervello (imprese); bastano pochi soldi per innescare un processo virtuoso. Esperienze ne sono state fatte e hanno avuto successo, anche in Sardegna, dove già sono stati elaborati due progetti, Biotecnologie e Tecnologie chimiche e separative; è stato realizzato un incubatore di piccole imprese, il Biofarm a Pula (oggi di Sardegna Ricerche). Ai politici dal pelo lungo il trasferimento tecnologico non interessa, perché porta meno voti dell’assistenzialismo. Interesserà venerdì 31 al tavolo del ministero?
di Riccardo Gallo